Pensione di reversibilità: guida completa per chi ha perso il coniuge o un familiare

Cos'è la pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità è una prestazione INPS che spetta ai familiari di un pensionato deceduto. Si chiama "indiretta" quando il defunto era ancora un lavoratore assicurato, non ancora in pensione. Sono due prestazioni diverse nel nome, ma funzionano in modo molto simile.

In pratica, una parte della pensione del defunto viene trasferita ai superstiti aventi diritto. Non è un rimborso, non è un'eredità. È una prestazione previdenziale vera e propria, che si richiede all'INPS.

I numeri cambiano ogni anno. Gli importi si aggiornano con la rivalutazione annuale: per il 2026 l'INPS ha già completato il rinnovo delle pensioni, con una perequazione applicata in via definitiva.

Chi ha diritto alla reversibilità

I beneficiari principali sono il coniuge superstite, i figli a carico e, in mancanza di questi, altri familiari specifici. Non è complicato, ma bisogna rispettare le condizioni.

Tra gli altri aventi diritto ci sono i genitori dell'assicurato o pensionato, a patto che abbiano compiuto 65 anni al momento del decesso. Rientrano anche fratelli celibi e sorelle nubili del defunto, ma solo se non ci sono coniuge, figli o genitori aventi diritto.

Dipende dal caso. Anche il coniuge divorziato può avere diritto a una quota di reversibilità, in proporzione stabilita dal giudice al momento del divorzio. Lo ha confermato la Cassazione, sentenza n. 23851 del 25 agosto 2025.

La convivenza di fatto, senza matrimonio, non dà diritto alla reversibilità. Questo è un punto che molte persone scoprono troppo tardi.

Quanto si prende: le percentuali e le riduzioni per reddito

La percentuale base della reversibilità è il 60% per il solo coniuge, sale con l'aggiunta dei figli. Ma attenzione: questa percentuale può essere ridotta in base al reddito del superstite.

Le soglie di reddito, aggiornate dalla circolare INPS n. 135 del 2022, funzionano così: fino a circa 19.789 euro annui non si applica nessuna riduzione. Tra circa 19.789 e 26.385 euro la riduzione è del 25%. Tra 26.385 e 32.982 euro si scende del 40%. Oltre 32.982 euro la riduzione è del 50%.

I numeri cambiano ogni anno. Quelli riportati sopra sono i valori di riferimento presenti nelle tabelle INPS, aggiornati in base alla circolare 135/2022. Vale la pena verificare le soglie aggiornate al momento della domanda.

Il reddito da considerare è solo quello personale del superstite, non quello del nucleo familiare. Bisogna escludere la casa di abitazione e il reddito della stessa pensione di reversibilità.

Documenti da portare per fare la domanda

La domanda si fa all'INPS, online tramite il sito o il contact center, oppure tramite patronato. Il patronato non costa nulla e gestisce tutto lui.

I documenti necessari di solito sono: certificato di morte del familiare, documento d'identità del richiedente, codice fiscale, stato di famiglia, e documentazione del reddito. Se ci sono figli a carico bisogna dimostrare la loro situazione.

Serve subito. La decorrenza della pensione parte dal primo giorno del mese successivo al decesso, quindi conviene non aspettare. Ogni mese perso non si recupera facilmente.

Nel caso di coniuge divorziato, servono anche i documenti del procedimento di divorzio e l'eventuale sentenza che stabilisce la quota spettante. La situazione è più articolata e il patronato è la scelta più sicura.

Come ti aiuta un patronato o un CAF

In un momento difficile come la perdita di un familiare, fare i conti con la burocrazia INPS è pesante. Il patronato si occupa di tutto: verifica i requisiti, raccoglie i documenti, invia la domanda e monitora la pratica.

Il servizio è gratuito per legge. I patronati sono finanziati dallo Stato proprio per assistere i cittadini nelle pratiche previdenziali. Non devi pagare nulla.

Attenzione al reddito. Se il superstite ha altri redditi, potrebbe essere utile anche un CAF per capire come questi incidono sull'importo della reversibilità. La dichiarazione RED, che l'INPS invia periodicamente, serve proprio a verificare la situazione reddituale dei percettori.

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Domande frequenti

Quanto spetta di pensione di reversibilità al coniuge?

Al solo coniuge spetta il 60% della pensione del defunto. La percentuale sale se ci sono figli a carico. L'importo può essere ridotto del 25%, 40% o 50% se il reddito annuo del coniuge superstite supera determinate soglie, aggiornate dalla circolare INPS n. 135 del 2022.

Il coniuge divorziato ha diritto alla pensione di reversibilità?

Sì, il coniuge divorziato può avere diritto a una quota di reversibilità, in proporzione stabilita dal giudice in sede di divorzio. La Cassazione ha confermato questo diritto con sentenza n. 23851 del 25 agosto 2025. Serve la documentazione del procedimento di divorzio.

Da quando decorre la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità decorre dal primo giorno del mese successivo al decesso del pensionato o dell'assicurato. Per questo motivo è consigliabile presentare la domanda all'INPS il prima possibile, per non perdere le mensilità iniziali.

Chi sono i familiari aventi diritto alla pensione di reversibilità oltre al coniuge?

Oltre al coniuge, hanno diritto i figli a carico. In assenza di questi, possono subentrare i genitori del defunto che abbiano almeno 65 anni al momento del decesso, oppure fratelli celibi e sorelle nubili. Il diritto segue un ordine preciso stabilito dalla legge.

La pensione di reversibilità si riduce se lavoro o ho altri redditi?

Sì. Se il reddito annuo supera circa 19.789 euro scatta una riduzione del 25%. Tra circa 26.385 e 32.982 euro la riduzione è del 40%, oltre 32.982 euro è del 50%. Non si considera il reddito della casa di abitazione né l'importo della reversibilità stessa.